bolsena

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Bolsena

Praga, Roma e, poi, Bolsena, Orvieto. Sono le tappe fondamentali scelte dalla Provvidenza per raccogliere l’invocazione angosciata di un prete boemo, che dubitava dell’Eucaristia: la tradizione ininterrotta lo chiama Pietro da Praga.
Roma è la meta verso cui si dirigono in pellegrinaggio quanti vogliono affidare agli Apostoli della Fede il pianto del penitente e le speranze di vita nuova del convertito: si chiamavano “Romei” e “Romea” è la strada che lì conduce. E sulla via Romea si trova Bolsena, una cittadina resa ambita ai pellegrini dalle Reliquie della Martire Santa Cristina. Il racconto del Miracolo è pressoché unanime, sia quello orale che quello pittorico o quello poetico. La traccia è facilmente rinvenibile nelle formelle dello splendido reliquiario di Ugolino di Vieri, che per la prima volta nel 1338 servì da ostensorio al Sacro Corporale, processionalmente portato per le vie di Orvieto.

Ma il riferimento più significativo per il racconto sono le due lapidi, che nel 1573, furono scolpite dallo Scalza, per essere esposte nelle due Chiese dove avvenne il Miracolo e dove, da allora in poi, fu conservato: Santa Cristina a Bolsena e il Duomo ad Orvieto. Le lapidi, di colore rosso, devono eternare il contenuto di una pergamena (la tradizione vuole sia dello stesso Papa Urbano IV) fatiscente e a rischio di andare distrutta, conservata presso l’archivio capitolare di Bolsena.

Ci serviamo di essa per raccontare il Miracolo del Sacro Corporale. «Al tempo in cui Urbano IV con tutta la sua corte soggiornava in Orvieto, vi fu un certo prete teutonico, ottimo in ogni virtù sacerdotale, ma dubbioso sul mistero della transustanziazione. Costui peregrinava alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo ed a luoghi insigni della Chiesa.

Giunto in Bolsena, Diocesi di Orvieto, sostò in questa presente Chiesa di S. Cristina, ed in questo luogo detto, in lingua volgare, delle pedate per le impronte dei piedi della Martire Cristina, impresse su una grande pietra basaltica (come se questa fosse molle cera), ed in questo luogo prese a celebrare la S. Messa. Ma al momento della consacrazione, mentre teneva l’ostia sopra il calice, pronunciate le parole rituali, cosa ammirabile e stupenda, tanto per gli antichi quanto per i moderni tempi, l’ostia apparve visibilmente arrossata di sangue stillante, tranne nei due punti a contatto con le dita del celebrante. Al sacerdote mancò la forza di continuare il rito, e pieno di confusione e terrore avvolse le specie eucaristiche nel corporale e nei lini sacrificali. E vacillante le portò in sacristia, riponendole nel sacrario. Ripresosi dallo sbigottimento e terrore per la propria colpa, si recò nella vicina Orvieto dove soggiornava il Papa Urbano IV, al quale confessò il suo dubbio, chiedendo perdono ed assoluzione, ottenendoli.

Il Sommo Pontefice, profondamente commosso, ordinò che il venerabile Corpo di Cristo venisse trasferito nella Chiesa orvietana, dedicata a Maria Vergine, e comandò al Vescovo di Orvieto di recarsi immantinente a Bolsena nella Chiesa di S. Cristina. Qui giunto, con grande devozione, prelevò e trasportò poi, accompagnato dal clero e popolo di Bolsena, le Sacre Reliquie fino al Ponte sul Rio Chiaro, dove il romano Pontefice, – con i cardinali, chierici e religiosi e con grande moltitudine di orvietani, con grande devozione ed effusione di lacrime, tra canti di giovani agitanti rami di olivo come i ragazzi ebrei all’ingresso di Gesù in Gerusalemme – il Sommo Pontefice, inginocchiato, assunto con le sue proprie mani il venerabile Sacramento, si portò alla Cattedrale orvietana, tra inni e cantici, gaudio e letizia, e lo ripose, con ogni possibile onore, nel sacrario della stessa Chiesa.

Ordinò poi a Tommaso D’Aquino di scrivere il testo dell’ufficiatura e messa per la nuova Festività del Corpus Domini, stabilendo che la medesima fosse celebrata in tutta la cristianità, nella prima quinta feria dopo l’ottava di Pentecoste».

Infine, dopo aver ricordate le indulgenze di Urbano IV per i pellegrini, viene indicata la data: «Anno Nativitatis Domini nostri Jesu Christi – millesimo dugentesimo LXIII».

Comunicati stampa

Comunicato di S.E. Mons. Giovanni Marra
Amministratore Apostolico Diocesi Orvieto – Todi

La Santa Sede concede due anni di Giubileo Eucaristico
per il Miracolo Eucaristico di Bolsena e per la Bolla Transiturus
che istituì
la Festa del Corpus Domini.

Concesso un Giubileo Eucaristico

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Comunicato di S.E. Mons. Benedetto Tuzia
Vescovo di Orvieto – Todi

A seguito dei danni provocati dall’alluvione
viene rinviato l’ Incontro di Studio del 16-17 novembre 2012.